Così diceva in una intervista dell'ottobre '65: "Non ho mai voluto comporre canzoni impegnate. Avete sentito i miei ultimi dischi:
Bringing it all back home e Higway 61 revisited?
Lì c'è tutto. Lì c'è il vero Dylan."In pratica rinnegava tutta la sua prima produzione,quella in cui si erano riconosciuti i movimenti per i diritti civili e per la pace che avevano scosso gli USA nei primi anni '60.
Una affermazione così drastica va tuttavia, contro le apparenze,interpretata: alla luce del personaggio Dylan,affascinante perchè sfuggente alle categorizzazioni,pronto a scomparire di improvviso dalla scena musicale o a mutare repentinamente stile ed immagine.
Un mito che durante la sua carriera ha sempre rifiutato di apparire come tale,preferendo rischiare di perdere il suo pubblico piuttosto che finire catalogato quale esponente di una moda musicale o culturale.
Nato a Duluth,Minnesota, nel '41 e cresciuto a Hibbing,Robert Zimmerman (il suo vero nome) inizia a suonare la chitarra a dodici anni. Fa parte di alcuni gruppi liceali e poi,lasciata l'Università approda ventenne al Greenwich Village di N.Y.
La sua ascesa,prima come autore e poi come interprete delle sue canzoni è travolgente.
Nel '63,quando appare al festival folk di Newport è già affermato,visto quasi come leader di un movimento politico.
I suoi test iincisivi,ricchi di immagini,riflettono ansie e speranze di una generazione.La sua è voce nasale e grezza, la sua chitarra martellante,suonata con personalità anche se ricorda molto il genere blues rurale.
Quando nel '65 si rivolge al rock,molti gridano al tradimento come anche per avere imbracciato la chitarra elettrica.
Oggi la sua produzione fino al '68 viene considerata come una pagina fondamentale per lo sviluppo di questa musica.
Negli anni '70 Dylan ha firmato altri capolavori,ma la sua carriera ha conosciuto alti e bassi,ed il mito,nonostante grandiose tournees mondiali,ha iniziato a tramontare.






