Un mio carissimo amico, chitarrista dilettante, vorrebbe una vaultazione della Lecchi usata da suo padre (il chiavarese Maccianti, concertista che ha suonato fra l'altro anche con il grande Taraffo). Lo strumento risale al 1943, quando il liutaio Giuseppe Lecchi, genovese, sfollava nell'entroterra per sfuggire ai bombardamenti; è tenuto molto bene ed ha un suono preciso (non sono un intenditore). Riporto un brano dell'articolo che parla dell'opera di Lecchi sul violino di Paganini, recuperato in un sito Internet.
IL RESTAURO DEL VIOLINO DI PAGANINI
Il 5 febbraio 1949 si riunì l'apposita Commissione per l'assegnazione del liutaio per le periodiche revisioni al violino, che esaminò i dossier presentati dai liutai Lorenzo Bellafontana, Paolo De Barbieri, Giuseppe Lecchi.
L'incarico di prendersi cura dei violini fu affidato a Lecchi, che poco dopo, in seguito ad una delibera della Giunta, provvide ai lavori di restauro degli stessi.
Nella dichiarazione del 9 marzo 1949 lo stesso Lecchi riferisce sugli interventi da lui compiuti sul violino, precisando che si trattava di opere di restauro che non avevano mutato le caratteristiche e la sonorità dello strumento.
Il restauro di Lecchi dovette essere molto pregevole se il violinista Aldo Ferraresi espresse vivo compiacimento per l'opera del liutaio: L'insigne concertista - è scritto nel verbale di apertura del 2 settembre 1950 - elogia vivamente l'opera del liutaio Signor Lecchi, alla cui cura si deve se il preziosissimo strumento oggi si trova ancora in ottime condizioni.
La chitarra è ovviamente visibile presso il proprietario o, meglio, presso la mia abitazione in Chiavari.
Ringrazio fin d'ora se quanche esperto vorrà esprimersi in merito.



